Le cose sopra descritte, praticate con intelligenza, fanno sì che un principe nuovo possa quasi sembrare ereditario, e rendono subito sicuro e stabile il suo potere, come se egli lo gestisse da lungo tempo. Le azioni di un principe nuovo, infatti, sono osservate con maggior attenzione che non quelle di un principe ereditario, e quando sono giudicate valide, conquistano gli uomini e li vincolano assai più di quanto non riesca alla tradizione dinastica. Gli uomini si interessano più del presente che del passato, e se il presente va loro bene, se la godono e non cercano altro. Anzi, difenderanno il principe in tutti i modi, purché per il resto egli non fallisca. In tal modo egli sarà due volte glorioso: per aver dato inizio a un principato nuovo, e per averlo arricchito e rinvigorito con buone leggi, buoni eserciti, buoni esempi. Mentre colui che nacque principe, sarà due volte disonorato se per poca saggezza perderà il potere.
Se consideriamo quei signori che nei nostri tempi, in Italia, hanno perduto i loro Stati, come il re di Napoli Federico d’Aragona, come il duca di Milano Ludovico il Moro, e come altri, si troverà in essi, per prima cosa, una colpa comune per quanto riguarda l’organizzazione militare, dovuta alle ragioni di cui abbiamo parlato a lungo (nei capitoli 13 e 14). In secondo luogo si vedrà che alcuni di loro si saranno fatti detestare dal popolo o, quanto meno, dai nobili. Senza queste colpe, non si perdono gli Stati che possiedano tanta potenza da mettere in campo un esercito. Filippo il Macedone, non il padre di Alessandro, ma quello che fu sconfitto da Tito Quinzio Flaminino nel 197 a.C., non possedeva uno Stato molto vasto, rispetto alla grandezza dei Romani e dei Greci che lo attaccavano. Nondimeno, essendo esperto di cose militari e sapendo inoltre tenersi amici il popolo e i nobili, sostenne la guerra per più anni e, se alla fine perdette il dominio di qualche città, riuscì nondimeno a conservare il regno.
Pertanto i prìncipi italiani che, dopo essere stati a lungo sul trono, lo hanno poi perso, non accusino la fortuna, ma la loro inettitudine: non avendo mai, nei tempi tranquilli, pensato che il clima può mutare (è un difetto diffuso fra gli uomini quello di non prevedere la tempesta finché c’è il bel tempo), quando poi arrivarono le avversità, pensarono a fuggire e non a difendersi; e sperarono che i popoli, irritati dalla tracotanza dei vincitori, li richiamassero. In mancanza di meglio si può fare anche questo. Ma è molto male farlo per aver trascurato di adottare altre soluzioni, perché non si dovrebbe mai cadere con l’idea che tanto ci sarà qualcuno a sorreggerti. Questo può non accadere, e se accade non ti offre sicurezza, perché il tuo modo di proteggerti è stato vile e il tuo rialzarti non dipende da te. Le uniche difese del tuo potere che siano buone, certe e durevoli sono quelle che dipendono da te e dalle tue capacità politiche.
