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Niccolò Machiavelli
Il Principe
1513

COME UN PRINCIPE PUÒ FARSI STIMARE

Niente procura tanta stima a un principe quanto il fatto di compiere grandi imprese e di fornire un’eccezionale immagine di se stesso. Nei nostri tempi abbiamo il caso di Ferdinando d’Aragona, attuale re di Spagna. Costui può essere quasi definito un principe nuovo perché, da debole re che era, è diventato, per fama e per gloria, il primo re dei Cristiani. Se esaminerete le sue azioni, le troverete tutte grandissime, e qualcuna straordinaria. Agli inizi del regno, strappò Granada ai Saraceni, e su quell’impresa fondò il suo potere. Compì l’impresa in un periodo di relativa tranquillità e senza timore di essere ostacolato; grazie a essa tenne occupati gli animi dei baroni di Castiglia i quali, pensando alla guerra, non pensarono a cambiamenti interni; nel frattempo egli acquistava sui baroni, che non se ne rendevano conto, potere e prestigio. Coi danari della Chiesa e del popolo, poté armare le truppe e addestrare lungamente alla guerra un suo esercito, capace poi di procurargli onore. Inoltre, per poter compiere imprese ancor più grandi, prendendo sempre a pretesto la religione, si comportò da persona devota e crudele cacciando dal regno i Marrani, vale a dire i Mori e gli Ebrei che si erano convertiti al cristianesimo forzatamente. Offrì in tal modo un esempio che non poteva essere più miserabile e straordinario. In seguito, sempre con pretesti religiosi, attaccò l’Africa, conquistò il regno di Napoli e recentemente ha attaccato la Francia. In tal modo ha sempre compiuto e tramato cose grandi e ha tenuto sospesi e pieni di ammirazione gli animi dei sudditi, occupati a vedere come le sue gesta andavano a finire. E le sue iniziative sono nate l’una dall’altra, in modo che gli uomini non avessero tempo, fra l’una e l’altra, di operare con calma contro di lui.

Giova inoltre moltissimo a un principe fornire un’eccezionale immagine di se stesso anche in politica interna. Quando si parla di azioni straordinarie, nel bene e nel male, del governo civile, oppure di premi e di castighi memorabili, ci si può riferire a Bernabò Visconti, signore di Milano. Un principe deve soprattutto sforzarsi di dare un’immagine di uomo grande e di ingegno eccellente.

Un principe è stimato anche quando si presenta come vero amico e vero nemico, ovvero quando si dichiara apertamente in favore di qualcuno contro un altro. Questa scelta ti sarà sempre più utile che il restar neutrale. Se due potenti tuoi vicini vengono alle mani, o essi sono fatti in modo che, vincendo uno di loro, tu devi temere il vincitore, oppur no. In ognuno dei due casi ti sarà sempre più utile dichiararti apertamente e combattere con lealtà. Nel primo caso, infatti, se non ti dichiari, sei sempre preda di chi vince, con piacere e soddisfazione di colui che è stato vinto e non hai alcun modo di difenderti e proteggerti. Chi vince non vuole amici sospetti, che non lo aiutino nelle avversità, mentre chi perde non ti dà protezione, perché tu non hai voluto condividere i suoi rischi impugnando le armi.

Gli Etoli avevano chiamato Antioco in Grecia per cacciare i Romani. Antioco inviò ambasciatori agli Achei, che erano amici dei Romani, per convincerli a rimanere neutrali, mentre i Romani cercavano di convincerli a combattere con loro. La faccenda fu esaminata dall’assemblea degli Achei, davanti alla quale gli ambasciatori di Antioco ribadirono il consiglio di restar neutrali. Ma l’ambasciatore romano rispose: «Quel che costoro vi consigliano, di non mischiarvi nella guerra, è contrarissimo ai vostri interessi: senza stima, senza dignità, sarete preda del vincitore».

E succederà sempre che chi non ti è amico ti chiederà di esser neutrale, e chi ti è amico ti chiederà di dichiarar guerra. I prìncipi indecisi, per evitare i pericoli presenti, decidono il più delle volte di restar neutrali, e il più delle volte precipitano. Ma se ti dichiari con energia in favore di una parte e il tuo alleato vince, esso si sente legato da un patto di amicizia e di riconoscenza, anche quando è potente ed è arbitro dei tuoi destini. Non ti asservirà, perché gli uomini non sono mai così disonesti da offrire un tale esempio di ingratitudine. Inoltre, le vittorie non sono mai così complete che il vincitore possa permettersi di non aver qualche timore, soprattutto nei confronti della giustizia. Se il tuo alleato perde, ti dà protezione; ti aiuta fin che può, e diventi compagno di una fortuna che può risorgere. Nel secondo caso, vale a dire nel caso in cui coloro che si combattono sono di qualità tale che tu non debba temere il vincitore, è ancora più giudizioso partecipare alla guerra, perché tu determini la rovina di uno, con l’aiuto di chi lo dovrebbe salvare, se fosse saggio. È impossibile che, con il tuo aiuto, il tuo alleato non vinca. Vincendo, esso si mette interamente nelle tue mani.

È qui da notare che un principe, per colpire altri, non deve mai allearsi con qualcuno che sia più potente di lui, a meno che la necessità non ve lo costringa, come ho già detto prima. In caso di vittoria, infatti, rimane prigioniero dell’alleato, e i prìncipi debbono evitare di sottostare all’arbitrio altrui. I Veneziani si allearono con i Francesi contro il duca di Milano e potevano evitare di farlo; ne risultò infatti la loro rovina. Ma quando l’alleanza non può essere evitata (come accadde ai Fiorentini quando il papa e la Spagna aggredirono la Lombardia coi loro eserciti), allora un principe deve accettarla, per le ragioni già dette.1 Nessuno Stato può credere di compiere sempre scelte sicure. Tutte le scelte, anzi, sono sempre insicure, perché l’ordine delle cose è fatto in modo tale che non si può mai cercar di evitare un inconveniente senza incontrarne un altro. La prudenza consiste nel saper riconoscere le qualità degli inconvenienti, e considerar buono il meno cattivo.

Un principe deve anche dimostrarsi amante delle virtù, ospitando e onorando gli uomini virtuosi e gli artisti eccellenti. Deve inoltre fare in modo che i cittadini possano tranquillamente esercitare le loro attività nei commerci, in agricoltura e in ogni altro campo, così che nessuno debba temere di migliorare le sue proprietà per timore che gli siano tolte o di iniziare un’attività per paura delle tasse. Deve invece premiare chiunque voglia fare queste cose e chiunque voglia comunque sviluppare la città e lo Stato. Deve anche, nei momenti opportuni dell’anno, distrarre il popolo con feste e spettacoli. Dato che ogni città è divisa in corporazioni e quartieri, deve tener conto di queste comunità, partecipando talvolta ai loro raduni, dando esempio di umanità e munificenza, e conservando sempre la sua maestà e dignità poiché queste non debbono mancargli mai, in nessuna circostanza.


1. Durante la guerra della Lega Santa contro i Francesi, la repubblica di Firenze ritenne opportuno mantenersi neutrale. Ma, dopo la sconfitta subita dai Francesi a Ravenna nel 1512, Firenze restò in balia delle truppe spagnole e pontificie. La repubblica cadde e i Medici tornarono a governare. Machiavelli fu epurato e si ritirò a San Giovanni in Percussina, dove appunto scrisse Il Principe.

 
Niccolò Machiavelli
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