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020
Niccolò Machiavelli
Il Principe
1513

I PRINCIPATI NUOVI CONQUISTATI CON LE PROPRIE ARMI E CAPACITÀ

Non si meravigli nessuno se nel trattare dei principati interamente nuovi – cioè nuovi sia per dinastia sia per organizzazione interna – mi richiamerò a esempi grandissimi. Gli uomini, infatti, camminano quasi sempre lungo le vie battute dagli altri e procedono per imitazione, ma non possono seguire completamente le vie degli altri e neppure eguagliare il valore dei loro modelli. Nondimeno un uomo saggio deve sempre seguire le strade battute dai grandi uomini e imitare i più eccellenti fra loro affinché, se anche la sua abilità non arriva alla loro altezza, gli assomigli almeno in qualche cosa. Il saggio agirà insomma come i più accorti arcieri i quali, giudicando il luogo da colpire troppo lontano e conoscendo i limiti del loro arco, mirano molto più in alto del bersaglio, non per raggiungere con la loro freccia tanta altezza, ma per potere, con l’aiuto di così alta mira, centrare il bersaglio.

Dico dunque che i principati interamente nuovi, dove si sia installato un principe nuovo, risultano più o meno difficili da conservare in relazione al fatto che il conquistatore sia più o meno capace. E poiché il fatto di diventare principe dopo esser stato semplice cittadino, presuppone o capacità politica o fortuna, sembra che l’una o l’altra delle due possano attenuare, almeno in parte, molte difficoltà. Nondimeno, colui che meno si è avvalso della sola fortuna ha esercitato il potere più a lungo. Tutto è ancora più facile se il principe, non possedendo altri Stati, è costretto a risiedere nello Stato nuovo.

Ma volendo trattar di coloro che per propria capacità, e non per fortuna, sono diventati principi, i più eccellenti mi sembrano Mosè, Ciro, Romolo, Teseo1 e simili. Benché di Mosè non si debba discutere, essendo stato un puro esecutore degli ordini datigli da Dio, tuttavia egli deve essere ammirato se non altro per quella grazia che lo faceva degno di parlare con Dio. Se consideriamo Ciro e gli altri che hanno conquistato e fondato regni, li troveremo tutti ammirevoli e i loro atti e le loro istituzioni non sembreranno molto in contraddizione con quelli di Mosè, che ebbe sì gran precettore. Esaminando le azioni e la vita loro, non sembra che essi ricevessero dalla fortuna altro che l’occasione per introdurre nella materia la forma che parve loro più opportuna; senza quella occasione, le loro capacità politiche sarebbero risultate vane, e senza quelle capacità anche l’occasione si sarebbe presentata invano.

Era dunque necessario che Mosè trovasse il popolo d’Israele schiavo e oppresso dagli Egizi, affinché quel popolo, per uscire dalla schiavitù, si disponesse a seguirlo. Era opportuno che Romolo non si accontentasse di Alba e fosse stato abbandonato alla nascita, perché diventasse re di Roma e fondatore di quella nazione. Bisognava che Ciro trovasse i Persiani scontenti dei Medi e che i Medi fossero diventati deboli ed effeminati in seguito a una lunga pace. Teseo non avrebbe potuto dimostrare le sue capacità politiche, se non avesse trovato gli Ateniesi disgregati. Queste occasioni, pertanto, favorirono quegli uomini mentre le loro eccellenti capacità politiche, fecero sì che l’occasione fosse compresa e che la loro patria ne fosse nobilitata diventando grande e potente.

Coloro i quali diventano principi per simili capacità, conquistano il principato con difficoltà, ma con facilità lo conservano. Le difficoltà che incontrano nel conquistare il principato, nascono in parte dai nuovi ordinamenti che essi sono obbligati a introdurre per fondare lo Stato e renderlo sicuro. Bisogna considerare che non esiste cosa più difficile da trattare, né più incerta a riuscire, né più pericolosa da gestire, che il voler diventare un capo e proporre nuovi ordinamenti politici. Chi lo diventa, infatti, si rende nemici tutti coloro che hanno un utile nelle vecchie istituzioni, mentre trova una tiepida difesa in tutti coloro che dalle innovazioni trarrebbero giovamento. La tiepidezza di costoro nasce in parte dalla paura degli avversari, che hanno dalla loro le vecchie leggi, e in parte dallo scetticismo degli uomini, i quali non credono alle novità se non le vedono ben consolidate. Quanti sono avversi alle novità, pertanto, le attaccano con spirito fazioso, mentre quanti le difendono sono moderati, di modo che è pericoloso stare insieme con loro.

Per ben approfondire questo argomento, è necessario vedere se gli innovatori si reggono sulle loro forze o se invece dipendono da altri: occorre capire, in altri termini, se gli innovatori debbono chiedere aiuto ad altri oppure possono agire da soli imponendosi con la forza. Nel primo caso, sono inevitabilmente votati al fallimento; ma nel secondo, se possiedono la forza e sono in grado di esercitarla, è raro che corrano pericoli. Ecco perché tutti i profeti armati vinsero e i disarmati andarono in rovina. E infatti, a tutte le cose dette finora, bisogna aggiungere che il carattere dei popoli è mutevole. È facile persuaderli di una cosa, ma è difficile mantenerli fermi in quella persuasione. Bisogna quindi prepararsi in modo tale che, quando essi non credono più, possano essere costretti a credere con la forza.

Mosè, Ciro, Teseo e Romolo non avrebbero potuto far osservare a lungo i loro ordinamenti se fossero stati disarmati, come accadde nei nostri tempi a fra’ Gerolamo Savonarola,2 il quale andò in rovina insieme con le sue riforme non appena la moltitudine cominciò a non prestargli più fede. Egli non possedeva i mezzi capaci di tener fermi coloro che avevano creduto né di far credere agli increduli. In conclusione, tutte queste persone così dotate incontrano molte difficoltà e molti pericoli sul loro cammino, e conviene che li superino con le loro capacità politiche. Ma una volta che li hanno superati e che cominciano ad essere seguiti e obbediti, se sono riusciti a toglier di mezzo coloro che per le loro qualità li avversavano, restano potenti, sicuri, onorati e soddisfatti.

A così alti esempi io voglio aggiungerne uno minore, che tuttavia ha la sua importanza e che è rappresentativo di una certa categoria di casi: parlo di Gerone Siracusano.3 Costui, da semplice cittadino, diventò principe di Siracusa e la fortuna si limitò a fornirgli l’occasione. Sentendosi minacciati da una guerra con Cartagine, i Siracusani lo elessero capitano e lui si comportò così bene da meritare di esser fatto principe. E fu persona di tale capacità politica, anche prima del principato, che di lui è stato scritto: «nulla gli mancava a regnare eccetto il regno». Gerone sciolse la vecchia milizia creandone una nuova; rinunciò ai vecchi amici guadagnandosene altri; quando ebbe amici e soldati fidati, costruì su queste fondamenta l’edificio di sua scelta. Fece grande fatica nel conquistare, ma poca nel conservare.


1. Secondo la tradizione, Mosè fondò il regno di Israele, mentre Teseo, succeduto al padre come re di Atene, unificò gli Stati dell’Attica. Ciro il Grande fondò l’impero persiano nel VI sec. a.C.
 

2. Il frate domenicano Gerolamo Savonarola conquistò enorme prestigio a Firenze dopo la cacciata dei Medici (1494). Fu scomunicato da papa Alessandro VI nel 1497 e abbandonato da molti seguaci. Finì impiccato e arso sul rogo nel 1498.
 

3. Gerone II, tiranno di Siracusa dal 265 al 215 a.C.

 
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