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020
Niccolò Machiavelli
Il Principe
1513
I PRINCIPATI EREDITARI

Non mi occuperò delle repubbliche, perché me ne sono già occupato a lungo in un altro libro.1 Mi interesserò solo dei principati, tenendo conto dei vari tipi sopra indicati, ed esaminerò in qual modo questi principati possano essere governati e conservati.

Dico dunque che gli Stati ereditari, abituati alla dinastia del principe, sono più facilmente conservabili dei nuovi, poiché basta non discostarsi dai metodi di governo degli antenati e poi temporeggiare con gli imprevisti. Di modo che, se un principe ereditario è di normali capacità, si manterrà sempre al potere, a meno che non ne venga scacciato da qualche forza straordinaria e irresistibile e, se verrà scacciato, riconquisterà il trono non appena un rovescio di fortuna colpirà l’usurpatore.

In Italia, per esempio, abbiamo il caso dei duchi di Ferrara,2 i quali non hanno retto agli assalti dei Veneziani nel 1484, né a quelli di papa Giulio II nel 1510, per ragioni diverse dal fatto di aver ereditato un potere antico.3 Un principe che detenga il potere per averlo ereditato ha minori ragioni e minor necessità di offendere, donde consegue che sia più amato. Se non si fa odiare per vizi straordinari, è ragionevole che sia spontaneamente benvoluto dal popolo.

Grazie all’antichità e alla continuità del potere si estingue il ricordo dei cambiamenti, e si estinguono anche le cause di nuovi cambiamenti, dato che sono sempre le innovazioni a fornire l’appiglio per ulteriori innovazioni.


1. Machiavelli se ne era già occupato nel libro primo dei Discorsi sopra la Prima Deca di Tito Livio.


2. Ci si riferisce sia a Ercole I d’Este, che combatté i Veneziani nella «guerra del sale» (1482-1484), sia al figlio di lui, Alfonso I d’Este, che combatté contro la Lega Santa promossa da papa Giulio II (1510-1512).


3. Gli Este erano signori di Ferrara dal 1267.

 
Niccolò Machiavelli
Il Principe