Italiano
index_italian_m
Gelsomino
Ïåñíè
Treccani
Òåêñòû
Il
conformista Pinocchio
![]() |
Luigi Capuana C'era una volta... Fiabe 1882 |
| TESTA-DI-ROSPO |
| C’era una volta un Re e una Regina. La Regina partorì e fece una
bambina più bella del sole. Insuperbita di questa figliolina così bella,
spesso diceva: — Neppur le Fate potrebbero farne un’altra come questa. — Ma una mattina, va per levarla di culla e la trova contraffatta, con una testa di rospo. — Oh Dio, che orrore! — Benchè fosse figlia unica e le volesse un gran bene, quella testa di rospo le facea schifo, e non volle più allattarla. Il Re, angustiato, disse a un servitore: — Prendila e portala giù; mettila fra i cagnolini figliati dalla cagna. Però se morisse, sarebbe meglio per lei! — Non morì. La cagna, tre, quattro volte il giorno tralasciava di dar latte ai cagnolini, e porgeva le poppe a Testa-di-rospo. La leccava, la ripuliva, la scalducciava tenendosela accosto, e non permetteva che alcuno stendesse la mano a toccarla. Quando il Re e la Regina scendevano giù per vedere, la cagna ringhiava, mostrava i denti; e, un giorno che la Regina fece atto di voler riprendere la figliuola, le saltò addosso e le morse mani e gambe. Testa-di-rospo nel canile prosperava. Quando crebbe, non volle più lasciarlo. Immagine dal testo cartaceo Durante la giornata abitava su, nelle stanze reali; pranzava a tavola col Re, colla Regina, con tutta la corte, e prima di toccar le pietanze, metteva da parte i meglio bocconi; poi ne riempiva il grembiule e scendeva giù, nel canile. — Mamma cagna, mangiate; la mia vera mamma siete voi! — La notte dormiva lì, con mamma cagna. Non c’era mai stato verso di indurla a dormire nel suo letto. La Regina, sentendole ripetere ogni giorno: — Mamma cagna, mangiate; la mia vera mamma siete voi! — cominciò a odiarla terribilmente, come se non fosse stata sua figliuola. E una volta disse al Re: — Maestà, no, costei non è la nostra figliuola. Ce la scambiarono quand’era in culla. Che ne facciamo di questo mostro? Io direi di farla ammazzare. — Il Re non ebbe animo di commettere questa crudeltà: — Mostro o non mostro, è una creatura di Dio. — Talchè la Regina giurò di disfarsene in segreto. E che pensò? Pensò di dar ad intendere al Re che era nuovamente gravida e, quando fu l’ora, gli fece presentare una bambina nata di fresco, che lei avea fatto comprare a peso d’oro in un altro paese. Il Re fu molto contento; e alla bambina mise nome Gigliolina, perchè era bianca come un giglio. Allora la Regina gli disse: — Ora che abbiamo quest’altra figliuola, che ne facciamo di quel mostro? Io direi di farla ammazzare. — Per amore di quest’altra figliuola, il Re, benchè a malincuore acconsentì. Ma come andarono per prendere Testa-di-rospo e farla ammazzare, sulla soglia del canile trovarono mamma cagna, che abbaiava e ringhiava mostrando i denti. E Testa-di-rospo non voleva uscir fuori. — Perchè non vieni fuori? — Perchè mi farete ammazzare. — E chi ti ha detto questo? — Me l’ha detto mamma cagna. — La Regina, maliziosa, voleva indurla colle buone: — Non è vero, sciocchina. Vieni su, vieni a vedere che bella sorellina ti è nata. Sorellina non me n’è nata, A peso d’oro fu comprata. Mamma cagna, mamma cagna, Siete voi la vera mamma. — Che significa? — domandò il Re. — O che gli date retta? Testa-di-rospo parla da bestia. — Ma il Re disse: — Chi tocca Testa-di-rospo l’ha da fare con me. Mostro o non mostro, è una creatura di Dio. Lei è la vera Reginotta, perchè nata la prima. — La Regina, arrabbiata per lo smacco, che pensò? Pensò di ricorrere ad una Strega: — Fammi due vestiti compagni, tutti oro e diamanti; ma uno dev’essere incantato: deve bruciare addosso a chi se lo mette. — Fra un anno li avrete. — In questo mentre la Regina fingeva di voler bene egualmente alle due figliuole; anzi, se comprava un balocco, un ninnolo per la Gigliolina, ne comprava uno più bello per Testa-di-rospo. La Gigliolina, vedendo il regalo più bello, si metteva a strillare: — Quello lì lo voglio io! — E Testa-di-rospo glielo dava. Passato l’anno, la Regina tornò alla Strega. — Maestà, i vestiti son pronti; ma badate di non scambiarli. Per non sbagliare in questo incantato ci ho messo un diamante di più. — Ho capito. — Chiamò le due figliuole e disse: — Ecco due bei vestiti; provateveli subito, per vedere se vanno bene. Questo è il tuo, Testa-di-rospo. — Ma la Gigliolina, contati i diamanti e visto che in quello di Testa-di-rospo ce n’era uno di più, comincia a strillare: — Quello lì lo voglio io! — La Regina non permise che lo toccasse. Intanto la Gigliolina continuava a strillare, e pestare coi piedi: — Quello lì lo voglio io! quello lì lo voglio io! — Accorse il Re e disse: — Non ti persuadi che quello è un po’ più grande? Provalo, e vedrai. — E stava per infilarglielo. — No, Maestà — disse Testa-di-rospo. Vestito bello, fatto da poco, Vestito nuovo fatto di fuoco, Mamma cagna, mamma cagna, Siete voi la vera mamma. — Che significa? — domandò il Re. — O che gli date retta? Testa-di-rospo parla da bestia. — Ma il Re disse: — Chi fa danno a Testa-di-rospo, fa il proprio danno. Lei è la vera Reginotta, perchè nata la prima. — La Regina, arrabbiata per quest’altro smacco, non sapeva più che inventare. E la sua rabbia si accrebbe quando vide arrivare a corte il Reuccio del Portogallo, che andava cercando una principessa reale per moglie. La Regina disse al Re: — Almeno facciamogli vedere tutte e due le figliuole; così sceglierà. — Il Re, per contentarla, rispose: — Sia pure. — Il Reuccio voleva visitare le principesse negli appartamenti ov’esse abitavano; e la Regina lo condusse prima nel magnifico appartamento della Gigliolina. La Gigliolina, vestita cogli abiti più sfarzosi, sfolgorava come una stella. Il Reuccio disse: — È mai possibile che l’altra principessa sia bella quanto questa? Andiamo a vederla. Ma dove andiamo? Immagine dal testo cartaceo — Nel canile. L’altra abita nel canile. — Il Reuccio, stupito, scese giù insieme col Re e con la Regina, e trovò Testa-di-rospo nel canile: — Reuccio, entrate voi solo; c’è posto soltanto per uno. — Il Reuccio entrò, e Testa-di-rospo chiuse lo sportello. Mamma cagna si accovacciò lì dietro, ringhiando. Aspetta un’ora, aspetta due, il Reuccio non compariva. La Regina, sopra tutti, era impaziente pel ritardo: — Chi sa che brutto scherzo Testa-di-rospo stava per farle! — Il brutto scherzo fu che il Reuccio, uscito dal canile, disse al Re: — Maestà, vi chieggo la mano di Testa-di-rospo. — La Regina non rinveniva dallo sbalordimento: — Ma che cosa avete fatto tante ore lì dentro? — Ho visitato tutto il palazzo. Di fronte al palazzo di Testa-di-rospo, il palazzo reale sembrerebbe una stalla. — Il Re e la Regina si guardarono, meravigliati. — Reuccio, dite davvero? — Dico davvero. — La Regina dovette inghiottire quest’altra pillola amara, e che pensò? Pensò di accertarsi coi suoi occhi di quello che il Reuccio aveva detto: — Testa-di-rospo, vorrei vedere il tuo palazzo. — Maestà, quel canile lo chiamate palazzo? — Testa-di-rospo, una notte vorrei dormire con te. — Chiedetene il permesso a mamma cagna: è lei la padrona. — La Regina andò a trovare mamma cagna: — Mamma cagna, vorrei visitare il vostro palazzo. — Bau! Bau! — Che cosa dice? — Dice di sì. — Mamma cagna, una notte vorrei dormire con Testa-di-rospo. — Bau! Bau! — Che cosa dice? — Dice di sì. — La Regina, per entrare nel canile, dovette quasi piegarsi in due. — Ed è questo il tuo gran palazzo? — Questo: non ve lo dicevo? — La Regina, indispettita, uscì fuori brontolando contro il Reuccio, che le avea dato ad intendere tante sciocchezze; e appena fuori, cominciò a sentire per tutto il corpo un brulichio e un brucìo insoffribile. Era, da capo a piedi, ripiena di pulci; e, siccome montava a corsa le scale e scoteva le vesti, ne seminava per terra cataste che annerivano il pavimento. Così per le stanze del palazzo; ma più scoteva e più gliene brulicavano addosso e se la rodevano viva viva. In un momento, Re, ministri, dame di corte, gente di palazzo, tutti si videro assaliti da quelle bestioline affamate, che davano morsi da portar via la pelle; e tutti urlavano: — Accidempoli alla Regina che volle entrare nel canile! — Il Re corse subito da Testa-di-rospo: — Figliuola mia, dàcci aiuto! — Mamma cagna, dategli aiuto! — Mamma cagna si mise a girellare per le stanze: — Bau, bau! Bau, bau! — E sentendola abbaiare, tutte le pulci saltavano addosso a lei. La Regina non si stimò castigata abbastanza e insistette: — Testa-di-rospo, questa notte vengo a dormire con te. — Maestà, in un giaciglio! — Per una volta, potrò provare. — Si acconciò alla meglio, e finse di dormire. — In quel canile ci dovea essere un mistero; voleva scoprirlo. — Verso mezzanotte, sentì un romore come di un crollo di muro. Aprì gli occhi, e rimase abbagliata. Immagine dal testo cartaceo Avea davanti una fila di stanze, così ricche e così splendide, che quelle del palazzo reale, in confronto, sarebbero parse vere stalle; e Testa-di-rospo che dormiva, in fondo, sopra un letto lavorato d’oro e di pietre preziose, con cortinaggi di seta e lenzuola bianche più della spuma. E non aveva più quella schifosa testa di rospo; ma era così bella, che, al paragone, la Gigliolina, bella e bianca come un giglio, sarebbe parsa proprio una megera. Accecata dal furore, la Regina pensò: — Ora entro, e mentre dorme, la strozzo colle mie mani. — Ma il muro si richiuse a un tratto, e lei vi battè la faccia e si ammaccò il naso. Senza aspettare che facesse giorno, tornò su in camera. Sentiva nelle carni un brucìo, un gonfiore!... Stende una mano, e si scorge che, da capo a piedi, era piena di zecche. Si sveglia il Re: è pieno di zecche anche lui. Si svegliano i ministri, le dame di corte, insomma tutte le persone del palazzo reale; son tutti, da capo a piedi, pieni di zecche; e, dal prurito e dal dolore, non possono reggere: — Accidempoli alla Regina, che volle dormire nel canile! — Il Re corse di nuovo da Testa-di-rospo. — Figliuola mia, dàcci aiuto! — Mamma cagna, dategli aiuto! — Mamma cagna, Bau, bau! No, no! Non ne vuol sapere. — Figliuola mia, dàcci aiuto! — Che aiuto poteva dargli? Mamma cagna rispondeva sempre: — Bau, bau! No, no! — Intanto tornava il Reuccio per sposare Testa-di-rospo. Ma, con quel malanno delle zecche addosso, chi poteva aver capo a feste di nozze? Tutti erano occupati a tagliar le zecche, colle forbici, perchè strappare non si potevano; facevano più male. E più ne tagliavano e più ne rimaneva da tagliare: — Accidempoli alla Regina, che volle dormire nel canile! — Allora il Re montò in furore. Afferrò la Regina pel collo, e disse: — Trista femmina, che cosa hai tu fatto, da attirarci addosso tanti guai? — La Regina non ne poteva più, e confessò ogni cosa: che avea detto come le fate non potrebbero farne una pari; che avea comprato quella bambina a peso di oro; che avea fatto fare il vestito incantato per bruciare viva Testa-di-rospo. — Ora son proprio pentita, e domando perdono alla fata! — Disse appena così, che alla Reginotta cadde giù quella schifosa testa di rospo, e la Gigliolina si trovò vestita come una figliuola di contadini, qual’era. La Reginotta splendeva come il sole, sicchè, per guardarla, bisognava mettersi una mano agli occhi. Le zecche erano sparite, e non se ne vedeva neppure il segno. Il Reuccio di Portogallo e la Reginotta si sposarono; e se ne stettero e se la godettero e a noialtri nulla dettero. |
Italiano
Luigi Capuana
C'era una volta... Fiabe