index_italian_m



CILS C1 Giugno 2017
Test di analisi delle strutture di comunicazione
Analisi delle strutture di comunicazione – Prova n. 2
◊  Completa il testo. Inserisci i verbi. DEVI SCRIVERE LE RISPOSTE NEL ‘FOGLIO DELLE RISPOSTE’.
 
INTERVISTA DINO ZOFF

- Dino Zoff, tutti la (0) (vedere) come un monumento dello sport italiano. Ma da bambino com’era?

«Uno normale di quei tempi, avevo la possibilità di giocare sempre. Facevo qualsiasi genere di sport anche se non (1) (codificare) come tale».

- Che ricordi ha dei suoi genitori?

«La mia era una famiglia contadina che lavorava la terra con tutta la fatica che questo (2) (comportare)
.

A casa mia c’è sempre stata la concretezza: non (3) (esistere) le scuse. La mia vita è in una frase che mi (4) (rivolgere) mio padre dopo che (5) (prendere) un gol su un tiro che non mi aspettavo; “Ma perché, tu cosa fai, il farmacista?”.

È il concetto a cui (6) (accennare) prima sull’impossibilita di accampare scuse anche se poi, quando si (7) (commettere) un errore, tutta questa severità non c’era».

- Questo tipo di educazione oggi (8) (funzionare) ancora?

«Ci sono certe regole, diciamo basilari, che (9) (dovere) ancora funzionare ecco».

- A proposito di cose basilari: cosa significa per lei l’amicizia?

«Sentirsi sulla stessa lunghezza d’onda, (10) (ricordare) sempre che ci sono delle regole: io a un amico non ho mai chiesto una cosa che (11) (potere) metterlo in difficoltà».

- A più di trent’anni dal suo ritiro dai campi di gioco, che rapporto ha con la sua carriera di calciatore?

«Di contrasto. Ho fatto cose straordinarie però, (12) (essere) poco umile nel mio campo di competenza, mi sento sempre responsabile per qualche cosa in più che, secondo me, (13) (dovere) fare».

- Facciamo un salto ai due mondiali di Argentina e Spagna: partenze con molte critiche e rientri trionfali. Quali sono state le differenze, risultato finale a parte?

«Differenze (14) (dire) poche con critiche in entrambe le occasioni soprattutto con Bearzot perché era uno che (15) (portare) avanti le sue idee con determinazione.

L’anno prima del mondiale in Spagna, ad esempio, non (16) (chiamare) Beccalossi che poi (17) (diventare) giocatore dell’anno.
Però lui aveva l’unica visione che serve per vincere: idee e convinzioni».

- Quella sera di Madrid, quando l’arbitro (18) (fischiare) , sapevate che stavate entrando nella storia delle persone?

«Assolutamente no! Avevamo tutti addosso una felicità così prorompente che nessuno di noi pensava a quello che (19) (succedere) dopo».

- Il giocatore più bravo con cui ha giocato e il migliore che ha affrontato?

«Il compagno senza dubbio Sivori. Quanto agli avversari, (20) (giocare) contro un Pelè ormai in fase finale di carriera, il migliore che ho affrontato è stato certamente Maradona».